Scritto 01 · Soldi & mentalità

Il conto che nessuno fa.

Ti hanno ripetuto mille volte che la vita normale è la scelta sicura. Nessuno però ha mai fatto il conto davanti a te. Questo materiale non serve a convincerti di niente: serve a farti scrivere su un foglio il prezzo che stai già pagando, e che nessuno ti ha mai chiesto di guardare in faccia.

9 minuti di lettura Con esercizio da compilare a penna ↓ Gratis, senza lasciare la mail

01. Il puntoNessuno fa mai la somma

«Fatti un lavoro sicuro.» L'ho sentito anch'io, e non da nemici: da persone che mi volevano bene davvero. Non era cattiveria. Era l'unica strada che conoscevano, e te la passano in buona fede come si passa una ricetta di famiglia, senza rileggere gli ingredienti, perché in casa si è sempre fatta così.

Il problema è che nessuno di loro ha mai messo quella ricetta su un foglio. Nessuno ti ha mai detto: guarda, la vita normale costa questo, in ore, in soldi e in decisioni che non prendi tu. La chiamano sicura, ma la sicurezza non è mai stata calcolata. È stata solo ripetuta abbastanza volte da sembrare vera.

Anche restare fermo ha un prezzo. Non ti arriva tutto insieme, e per questo non lo vedi: te lo prelevano a piccole rate, ogni settimana, per quarant'anni.

Un conto grosso e improvviso lo noti. Uno spezzettato in rate minuscole, no. È esattamente per questo che quasi nessuno si accorge di pagarlo, e chi se ne accorge di solito lo fa a quarantacinque anni, quando il conto è già a buon punto.

02. Il metodoSi fa in tre conti, non in uno

La maggior parte delle persone, quando pensa al «costo» di una vita, pensa solo ai soldi. È il conto più facile e il meno interessante. I soldi si recuperano. Il tempo no, e le decisioni non prese diventano un'abitudine a non decidere, che è la cosa più difficile da smontare di tutte.

Quindi i conti sono tre, e vanno fatti in quest'ordine. Leggi come si fanno, poi li scrivi tutti e tre nella tabella qui sotto.

Il conto delle ore

Non le ore di lavoro: le ore sveglio. In una settimana ne hai circa cento, tolto il sonno. Di quelle cento, quante sono già assegnate a qualcun altro prima ancora che la settimana cominci? Lavoro, spostamenti, la pausa che non è pausa perché sei comunque lì, la reperibilità, i pensieri che ti porti a casa la sera e che non ti fanno essere presente nemmeno a cena.

Poi togli quello che devi fare per forza: spesa, casa, burocrazia, palestra se ci vai. Quello che resta è il tuo numero vero.

Le persone si aspettano di trovarne trenta.
Ne trovano otto.

Il conto dei soldi

Non quanto guadagni. Quanto resta. È l'unica cifra che dice qualcosa, ed è quella che nessuno sa a memoria, mentre lo stipendio lordo lo sanno tutti. Prendi quello che ti rimane davvero a fine mese, dopo tutto — e «dopo tutto» vuol dire anche dopo le spese che tornano una volta all'anno e che fai finta di non contare: le gomme, il dentista, il regalo di dicembre.

Quel numero, moltiplicato per centoventi mesi, è la tua capacità di manovra nel prossimo decennio: quanto puoi permetterti di sbagliare, quanto puoi aspettare prima di dover accettare la prima cosa che passa, quanto tempo puoi comprarti se le cose vanno storte. Non è una cifra di ricchezza. È una cifra di libertà di movimento, ed è molto più piccola di quanto chiunque si aspetti.

Il conto delle decisioni

Questo è quello che fa più male, e infatti non lo fa nessuno. Sono dieci decisioni sempre uguali, che tornano ogni settimana per tutta la vita. Leggile e segna quante le prendi tu. Non «potrei, se volessi»: quante le prendi davvero questa settimana.

  1. A che ora ti svegli domani.
  2. Dove passi le otto ore centrali della giornata.
  3. Con chi le passi.
  4. Quando mangi, e quanto tempo hai per farlo.
  5. Quando puoi stare male senza che diventi un problema di qualcun altro.
  6. Quando parti, e per quanti giorni.
  7. Quando puoi dire di no senza pagarla.
  8. Cosa impari quest'anno, e in che ore ci stai dentro.
  9. Se il mese prossimo puoi guadagnare di più, o se lo decide qualcun altro.
  10. Chi vedi la sera e nel fine settimana.

Non c'è una risposta giusta. C'è una risposta tua, ed è un numero da zero a dieci. Il punto non è che debba essere alto: una vita in cui ne decidi tre su dieci può andarti benissimo, ma allora è una scelta, non un incidente.

L'esercizio · 10 minuti, un foglio, una penna

Il conto a dieci anni

Compila con i tuoi numeri, non con quelli che vorresti. Se non li sai è già un'informazione: stai decidendo la tua vita su dati che non hai mai guardato, vai a prenderli e torna. I numeri della colonna «esempio» me li sono inventati: fanno vedere che forma ha la risposta, non dove dovresti stare tu.

Il contoEsempio
non sei tu
Il tuo numeroA dieci anni
Le ore. Ore sveglio libere davvero, in una settimana 8 ……… ……… × 520 settimane
= ……… ore
I soldi. Quello che ti resta a fine mese, dopo tutto 180 € ……… ……… × 120 mesi
= ……… €
Le decisioni. Quante delle dieci qui sopra le prendi tu 3 su 10 ……… su 10 ancora ……… su 10

Come si leggono i tre totali

  • Le ore. Otto ore a settimana per dieci anni fanno 4.160 ore, cioè 173 giorni. Di dieci anni di vita, meno di sei mesi sono tuoi.
  • I soldi. Quel totale non è un patrimonio: è tutto lo spazio che hai per sbagliare, aspettare o cambiare idea nel prossimo decennio. Guardalo pensando a quanti mesi ci compri.
  • Le decisioni. Questo non si moltiplica, e sta qui il punto: fra dieci anni è ancora lo stesso numero, se non fai niente. È l'unico dei tre che non si sistema da solo aspettando.

Le tre domande · una riga per ognuna

Questa è la parte che conta. Rileggi la colonna dei dieci anni e rispondi corto.

  • Se fra dieci anni fosse tutto identico a oggi, la prima cosa che mi darebbe fastidio sarebbe:
  • La riga della tabella che non voglio guardare è:
  • Una cosa che potrei cambiare in quella riga entro trenta giorni, senza stravolgere niente:

Due righe in più, se il foglio ti è piaciuto: quanti giorni davvero liberi hai avuto quest'anno (non le ferie: i giorni in cui non dovevi niente a nessuno), e quante persone nuove hai conosciuto. Non entrano nei tre conti, ma raccontano la stessa cosa da un'altra parte.

03. OnestàCosa questo conto non dimostra

Adesso la parte in cui, se fossi uno che ti deve vendere qualcosa, ti direi che i tuoi numeri sono terribili e che devi cambiare tutto subito. Non lo faccio, perché non è vero.

Questo conto non dimostra che devi licenziarti. Conosco persone che il lavoro dipendente lo preferiscono davvero — non per ripiego, non perché non ci abbiano provato: gli va bene così, e stanno bene. Il conto non è una condanna del lavoro normale: è una fotografia. C'è chi la guarda e dice «ok, mi sta bene» — e ha finito, con una consapevolezza in più che prima non aveva.

Non dimostra nemmeno che i numeri bassi siano colpa tua. Se hai vent'anni e stai iniziando, sono bassi per definizione. Se sei in un momento difficile, sono bassi per forza. La foto racconta dove sei, non chi sei.

E soprattutto: non ti dice in quanto tempo cambierebbe. Diffida di chiunque ti dia un numero preciso su questo: io per primo non te lo do, e non è modestia, è che non lo sa nessuno. Quello che posso dirti è che finché il conto non lo fai, non stai scegliendo. Stai solo continuando.

Una precisazione che mi devo

Io lavoro nel network marketing, in un'azienda di educazione finanziaria. Non lo nascondo perché nasconderlo sarebbe già una risposta. Ma in questo materiale non c'è niente da comprare e non c'è niente che ti spinga verso quello che faccio io: il conto lo fai con i tuoi numeri, e se il risultato ti dice che la tua strada è un'altra, è comunque un risultato buono.

Non troverai mai su questo sito una mia cifra di guadagno o uno screenshot di incassi. È una delle quattro regole che mi sono dato e non la rompo nemmeno quando mi converrebbe.

04. Il seguitoLe due reazioni possibili

Questo conto l'ho fatto fare parecchie volte, in call e agli eventi, in una forma un po' diversa da questa, ma la sostanza non cambia. E le reazioni sono sempre due.

La prima: lo chiudi. Fai il conto, senti quella stretta allo stomaco per un paio d'ore, e poi la giornata riparte, arriva il turno, arriva il messaggio, e la sera non ci pensi più. Fra sei mesi ti ricorderai vagamente di aver letto una cosa che ti aveva colpito. È la reazione più comune e non è debolezza: è solo che il foglio è rimasto un foglio.

La seconda: lo tieni. Non fai niente di eroico, non cambi vita il lunedì. Lo appendi da qualche parte dove lo rivedi, e lasci che ti dia fastidio per un po'.

Perché le persone che ho visto muoversi davvero non sono partite da una folgorazione. Sono partite nel momento in cui hanno capito che la loro vita non era più così libera come se la raccontavano, e hanno voluto riprendersi un po' di controllo. Questo conto serve esattamente a quello: a mostrarti in numeri quanto controllo hai adesso, prima che te ne accorga da solo con dieci anni di ritardo.

La differenza fra le due non è la motivazione. È che una l'ha scritto su un foglio e l'altra l'ha pensato mentre scrollava.

Se lo tieni, fai una cosa sola adesso, prima di chiudere: scrivi sul foglio la data di fra trenta giorni. Quel giorno rifai la stessa tabella con i numeri aggiornati. Non serve altro materiale e non serve un corso: due colonne a confronto dicono più di qualunque contenuto motivazionale che troverai questo mese, incluso il mio.

05. E adessoSe vuoi, la parte scomoda la facciamo insieme

Non ti chiedo la mail e non ti chiedo i tuoi numeri: sono affari tuoi e restano su quel foglio. Se però l'esercizio ti ha lasciato addosso qualcosa, due cose puoi farle.

Scrivimi in DM quale dei tre conti ti ha dato più fastidio: le ore, i soldi o le decisioni. Solo quello, una parola. Lo leggo io e ti rispondo io, e non ti arriva nessun pacchetto: mi serve per capire di cosa ha senso che parli nei prossimi contenuti.

Oppure prendi la call. Trenta minuti, gratis, zero vendita. Ci porti la tabella compilata — o anche solo la riga che non volevi guardare — e ragioniamo su quella. Se quello che faccio non c'entra niente con la tua strada, te lo dico io per primo: mi conviene, perché una persona convinta male è un problema per tutti e due.

Sebastiano Oriani, Emilia-Romagna
Mai mollare, lavora duro, il tuo giorno arriverà.

Hai letto.
Adesso parliamone.

Il materiale ti dà il quadro. La call serve a capire dove ti incastri tu, che è una cosa diversa per ognuno. Trenta minuti, gratis, zero vendita.

Niente promesse di guadagno.
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Niente pressione.

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